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Perchè "Altre Voci"

Secondo una definizione di scuola americana, la funzione del giornalismo è quella di “affliggere i soddisfatti e soddisfare gli afflitti”.

“Altre voci” è il risultato del giornalismo (e del fotogiornalismo) che crede ancora in questa rigida, obsoleta, moralistica definizione. Più per esperienza diretta che per atto di fede.
Perché parlando soprattutto del Sud del mondo e dal Sud del mondo, quello che da noi è confuso acquista rapidamente chiarezza (che non vuol dire semplicità, la complessità non si elimina a colpi di dogmi).

Noi raccontiamo le cose che abbiamo visto, a modo nostro e senza padroni, né diretti, né occulti. Per questo facciamo “Altre voci”. Lo slogan decidetelo voi. Io però un punto di riferimento, sia detto con la massima umiltà, ce l’avrei. E’ un prete protestante nero ucciso a Memphis il 4 aprile del 1968, che diceva “spaccate pure le teste dei nostri figli, violentate le nostre donne e noi vi ameremo ancora”.

E diceva anche (e questo è il nostro semplice motto):
“Se anche sapessi che domani finisce il mondo, oggi stesso pianterei il mio alberello di mele”.

Cesare Sangalli