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Ve lo meritate, voi, Renzi (ma che siamo, in un film di Alberto Sordi?)


Chiariamo subito: il “voi” del titolo in stile Nanni Moretti è rivolto ai dirigenti del PD. Almeno in prima battuta.
Perché viene da pensare che l'unico vero motivo per cui Renzi appare destinato a diventare segretario del PD con una specie di plebiscito generale sia la nausea degli elettori democratici nei confronti dei dirigenti storici (i vari D'Alema, Veltroni, Finocchiaro, Bersani e compagnia cantante).
Renzi sarebbe il classico “uomo solo al comando”, quello che spariglia le correnti, che fa piazza pulita delle rivalità interne, che consente finalmente un rinnovamento vero e non di facciata.
In altre parole, il candidato della disperazione. L'equivalente di Beppe Grillo in versione interna. Uno “nuovo”, che promette il cambiamento, la “rottamazione” del vecchio. E' stato proprio questo termine offensivo, “rottamazione”, preso dal linguaggio degli sfasciacarrozze, la password del sindaco di Firenze verso il successo.
E' anche l'unico punto su cui alla fine siamo costretti a dargli ragione. Perché dei vertici del partito non si può salvare nessuno. Perché la capacità di conservazione della nostra classe dirigente va al di là dello scibile umano. Perché è ormai evidente anche ai ciechi che il centrosinistra, con le sue varie denominazioni, si è spolpato il paese in combutta con il centrodestra. Lo scandalo del Monte dei Paschi, quando esploderà in tutta la sua grandezza, ne sancirà l'ultima evidenza.
Si potrebbe raccontare con la canzoncina della vecchia pubblicità Ferrero, quella del Gigante Buono, citata da Enrico Letta- Jo Condor.. Ve la ricordate (gli ultraquarantenni)? Alla greppia di Mussari, che presiedeva la banca senese, “ci andava Fassino, che cercava il bottino; ci andava Verdini, che bussava a quattrini; ci andava Amato, col torneo sponsorizzato; ci andava Berlusconi, in cerca di milioni…”. E forse ci andava anche “Lulù, coi suoi occhi blu” (una donna come Rita Lorenzetti, ex governatrice PD dell'Umbria arrestata per la storiaccia del TAV di Firenze, alla fine si trova sempre).
“Gigante, pensaci tu”, chiedeva il popolo di Valle Serena.. Ecco, siamo ancora e sempre come i bambini che fanno la merenda con la Nutella , aspettiamo il Gigante Buono, ma non è, né può esserlo Beppe Grillo, che sta mostrando tutti i suoi limiti, figuriamoci un nano politico come Renzi.
Ci sarà un giornalista che prima o poi gli chiederà di prendere una posizione su un tema a piacimento, tipo “pro o contro il TAV in Val di Susa; pro o contro gli F35; pro o contro la cittadinanza ai figli di stranieri nati in Italia; pro o contro il matrimonio gay; pro o contro la missione in Afghanistan; pro o contro De Gennaro, già capo dei massacratori di Genova, presidente di Finmeccanica; pro o contro la Bossi-Fini sull'emigrazione o la Fini-Giovanardi sulle droghe; pro o contro la riforma dell'otto per mille alla Chiesa; pro o contro l'acqua bene pubblico……”.
Ognuno può scegliere a piacimento, tanto tutti i temi politici ed etici sono inevasi, si parla solo di economia e dicono tutti più o meno le stesse cose. L'ultima volta che Renzi prese una posizione chiara, sul referendum dei dipendenti FIAT a Mirafiori, disse che stava con Marchionne “senza se e senza ma”. Per la serie: “la risposta è dentro di te, ma è quella sbagliata”.
Poi il ragazzo si è un po' pentito, si è un po' corretto, tanto sa che gli italiani hanno la memoria cortissima. La sensazione è che il sindaco di Firenze, che non a caso vuole un partito “ cool ” (traduzione: “figo”), aspetti sempre di vedere dove tira il vento, prima di schierarsi. Uno stile alla Tony Blair, che tarava le sue politiche con il mago del consenso Alistair Campbell; e abbiamo visto che fine fanno questi presunti leader: sono capaci di portare un paese in guerra sulla base di una menzogna (ma gli inglesi non se la sono certo scordata, la porcata dell'Iraq).
In questo momento, usare la parola speranza accostata al nome di Matteo Renzi equivale a bestemmiare.
Ma, pur partendo da una logica completamente diversa, vale lo stesso discorso per Beppe Grillo.
Non a caso entrambi vorrebbero tornare a votare presto. Non a caso entrambi sarebbero disposti a farlo anche con il Porcellum, dopo averne detto peste e corna. Non a caso entrambi promettono la vittoria “finale” contro Berlusconi, pensando magari di passare pure alla Storia: “l'uomo che vinse Berlusconi” (lo asfaltò, nella versione di Renzi; “alla fine uno solo rimarrà” nella versione “Highlander” di Beppe Grillo – in effetti si tratta di ultrasessantenne contro un ultrasettantenne, la metafora degli immortali ci può stare).
Ma già la fila dei “vincitori di Berlusconi” (che non è vinto per niente) si sta allungando: c'è Letta, c'è Alfano, qualcuno sicuramente dirà Napolitano, e sotto sotto ci sarà anche chi pensa che è stata tutta una manovra di D'Alema, in versione Mefisto, il diavolo, il cui più grande successo è “far credere al mondo che non esiste” (Balzac).
In realtà, a vincere Berlusconi è stato e sarà il Tempo, con il contributo determinante della magistratura e l'appoggio incondizionato dei milioni di italiani “contro”. Altri dodici mesi e tutti dovranno trovare altri argomenti.
Beppe Grillo o chi per lui (ci sono delle teste pensanti, nel movimento) dovrà elaborare un'altra strategia, e scoprire (udite, udite) che magari potrebbe/dovrebbe cercare un' alleanza con SEL per dare battaglia a questo governo e cercare (proposta su proposta, mozione su mozione, legge su legge,) di far emergere sia la mediocrità di Letta che quella di Renzi: ci vuole così poco.
D'altra parte non dovrebbe essere difficile far esplodere le contraddizioni interne del PD. Prima o poi, infatti, si voterà su qualcuna delle leggi vergogna (dal dimezzamento della prescrizione al falso in bilancio depenalizzato), o sul Porcellum, o sulla legge Gasparri, o sulla Bossi-Fini.
Ecco, il dibattito che si è aperto sulla Bossi-Fini apre uno squarcio sul futuro che ci potrebbe aspettare. E' triste da dire, ma più che l'ultima ecatombe nel mare di Lampedusa a far cambiare il vento delle opinioni su profughi e immigrati è stata la visita di papa Francesco (che Dio lo conservi) a Lampedusa.
L'Italia è un paese troppo conformista per permettersi di contraddire il papa.
A luglio facevano tutti un po' finta di niente. Poi la cronaca della tragedia dei naufraghi, che è quella di sempre, ma finalmente ha avuto la dovuta attenzione, ha imposto il tema a tutti.
Abbiamo scoperto così che rifugiati e immigrati, clandestini o meno, sono esseri umani, per qualcuno addirittura fratelli.
E' stato detto forte e chiaro (ci vuole coraggio) che salvare un uomo che affoga è un dovere, e che è altrettanto doveroso assistere donne e bambini.
Qualcuno è arrivato addirittura a scoprire che bisognerebbe fare qualcosa per il mondo che soffre di più, andando un po' oltre lo slogan “aiutiamoli a casa loro” (vedi “Una vita extra” in archivio) , che per tanti significa semplicemente “basta che ce li levate davanti”.
Le reazioni del Partito Democratico (e di Renzi) sono le più significative: se sono arrivati a dire, dopo anni, “aboliamo la Bossi-Fini ” è perché sentono che la corrente sta cambiando, grazie appunto a Papa Francesco.
Quando Berlusconi sarà reso innocuo dalla magistratura, qualcuno si ricorderà del conflitto di interessi (che vale per tutti, vedi caso Verdini, perfettamente illustrato da “Report”), e poi, certo non prima di avere celebrato i trent'anni del mostro televisivo a due teste (1984 -2014, vedi “Pali, paletti e palinsesti”), qualcuno si chiederà perché cazzo (scusate la forma interrogativa) ci dobbiamo tenere il monopolio privato della TV da un lato (roba che ha solo il Messico, in tutto il mondo), con la TV di Stato lottizzata dai partiti dall'altro (roba che ha solo la Turchia , in tutto il mondo), che poi è la vera origine dei contratti milionari a conduttori, comici, cantanti, nani e ballerine: se la torta pubblicitaria fosse spartita realmente per sette, o per otto, o per dieci, con le dovute limitazioni per tutti, non si vedrebbero né i Fazio Fabio a 5 milioni a stagione, né i Benigni a mezzo milione a spettacolo, né i Panariello ad un milione di euro per fare fiasco a Sanremo, oppure, andando indietro, i Beppe Grillo a 350 milioni di lire a show. (anni Ottanta, ha fatto bene Curzio Maltese a ricordarlo).
Ma come sempre ci siamo spinti troppo in avanti. Per ora, tocca accontentarci del voto sulla decadenza e di vedere Silvio ai servizi sociali, possibilmente senza aspettare fino a Natale.
Cesare Sangalli