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Oppure Vendola (edizione straordinaria)


Ci siamo. Domenica 25 novembre si vota, finalmente, per le primarie di coalizione del centrosinistra. Questa è una sorta di edizione straordinaria della nostra rubrica, che normalmente ha cadenze più lente, non strettamente legate all'attualità,e (forse) per questo, un po' più pensate e un po' più lungimiranti.
Le primarie di coalizione le abbiamo invocate su queste colonne a partire dall'estate 2010. Avrebbero dovuto essere la risposta al regime di Berlusconi, già in fase calante (ma per un po' aggrappato alla Lega, che ancora veniva dipinta in grado di fare il bello e il cattivo tempo).
Avrebbero dovuto essere la risposta dell'opposizione che, unita, si preparava alle future elezioni, a prescindere dalla legge elettorale vigente.
Avrebbero dovuto essere riservate a PD, IdV e SEL, includendo magari anche altri pezzi di sinistra.
Serviva un po' di coraggio, cioè la virtù che più difetta a Bersani.
Bersani infatti ha temporeggiato. Rimandando oltre ogni limite, anche di buon senso, finché proprio non ha potuto esimersi. Dal punto di vista personale e dal punto di vista del partito, ne ha tratto vantaggio. Tutto intorno gli altri crollavano, rimanere fermi non poteva che dare un vantaggio di posizione, una rendita passiva (come si è visto in Sicilia).
Magari si potesse dire la stessa cosa per l'Italia. Ma anche per la stessa politica nazionale del PD. Che ora si trova, come tutto il centrosinistra, nella tenaglia (si fa per dire) di Renzi (e dietro di lui Monti e Casini e tutto l'establishment) da un lato (a destra) e l'ondata di Beppe Grillo dall'altra (diciamo a sinistra).
La situazione si è complicata, e parecchio. Però la politica si fa con ciò che c'è, e non con quello che ci sarà.
Questa considerazione vale soprattutto per il variegato popolo della sinistra (di cui NON fanno parte ex margheritini ed ex democristiani).
E' abbastanza inutile, in questo momento, vagheggiare il Quarto Polo, o il movimento arancione o un'alternativa radicale tutta da costruire (con la pretesa, come al solito velleitaria, di essere addirittura “egemoni”). Può anche darsi che da qui al voto si formi qualcosa di interessante, fra De Magistris, la FIOM , e altri soggetti.
Ma il passaggio delle primarie è adesso. Hic et nunc , come dicevano i latini. La scelta in questo momento è data, e solo apparentemente è una scelta fra cinque candidati.
Tutto l'establishment lavora da mesi per farci credere che è una sfida a due, fa Bersani e Renzi. Questa tecnica è nota, si chiama “frame”, parola inglese che indica il “quadro di riferimento”, fuori dal quale non si deve pensare (una teoria sviluppata da Serge Lakoff).
Senza nemmeno accorgercene, come dei polli, ci siamo lasciati propinare questa boiata, ci siamo fatti scippare la sinistra, facendoci imporre una scelta di tipo centrista. E il bello che ci si appassiona pure, in questo focoso duello fra la zuppa e il pan bagnato, fra un ex democristiano che guarda a destra (Renzi) e un democristiano di fatto che guarda a sinistra (Bersani), senza mai rinunciare ai famosi “moderati”, senza staccarsi troppo da Monti, Passera e perfino dalla odiatissima Fornero.
La vera sfida a due di domenica 25 novembre è quella fra Vendola e Renzi. I soliti sondaggisti dicono che non c'è gara, come se dieci punti di vantaggio (ammesso che siano davvero tali) per Renzi non fossero recuperabili.
Vendola ce la può fare, invece, dipende solo da noi.
Se veramente, per pigrizia, per distacco o per dispetto (a chi?) lasceremo che possa diventare l'aspirante leader di tutti noi il candidato che stava con Marchionne, che non ha mai speso una parola per i referendum, o contro le leggi vergogna, o per gli extracomunitari, un fighetto stile anni Ottanta tutto chiacchiere e distintivo, trucco e parrucco e sotto il vestito niente, cioè il più “berlusconiano”, e di gran lunga (vedi il suo “spin doctor” Giorgio Gori), di tutti e 5 i candidati, a cosa è servito resistere, resistere, resistere negli anni bui del Caimano?
E' un appello da lanciare al popolo viola, alle donne di “Se non ora quando”, ai rifondaroli, ai delusi da Di Pietro, ai veri cattolici democratici, alla sinistra sommersa e a quella antagonista, anche a chi ha già deciso che voterà Beppe Grillo, se mai andrà a votare: preferite avere a che fare con un PD (che resta il primo partito d'Italia) e con un centrosinistra guidato da Bersani/Renzi o da Bersani/Vendola?
Andate a votare, per favore, e votate bene. La cosa ha senso anche in caso di sconfitta: perché un conto è perdere col 15 per cento, un'altra col 20 o col 25. Ogni voto a Vendola, anche se il soggetto non vi piace, anche se ha commesso errori, anche se è sceso a compromessi nella gestione della regione Puglia, sposta l'asse della coalizione a sinistra. Verso gli operai. I disoccupati. I precari. Gli extracomunitari. I giovani. Le donne. Verso i gay e le lesbiche. Verso i meridionali.
Ogni voto a Renzi al contrario avvicina il partito e la coalizione ai poteri forti, ai Marchionne, alla
Confindustria, al Vaticano (lo diciamo da cattolici convinti) ai gattopardi (anche il putto fiorentino, a suo modo lo è: perché è figlio di un esponente politico democristiano, perché era iscritto alla Margherita del tesoriere Lusi – anche lui piuttosto distratto –; perché era già ben dentro al Palazzo - presidente della Provincia - quando altri, compreso chi scrive, ancora si sbattevano da precari).
Quelli come Renzi nascono vecchi dentro. Hanno solo la sfrontatezza e l'intelligenza dei grandi opportunisti.
Non ci possiamo tirare indietro proprio adesso, ad un passo dal traguardo. Venceremos, adelante.
Cesare Sangalli