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Non c'è più religione (e nemmeno Fede)


Ricapitoliamo, con citazione di Woody Allen: il PDL è morto, la Lega è morta, e anche il PD non si sente tanto bene. Battute a parte, è questa la sintesi del cosiddetto “terremoto” delle elezioni amministrative, provocato dalla logica affermazione del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.
Sempre per sintetizzare, e come è già stato detto: i delusi del centrodestra hanno optato per l'astensione, quelli del centrosinistra per Grillo.
Si fa anche presto a riassumere i commenti degli opinionisti del giorno dopo.
I giornali dell'establishment (“Corriere”, “Stampa”, “Repubblica”), paralizzati dalla paura e dalla mancanza di argomenti, sostanzialmente non sanno cosa dire.
I giornali della destra berlusconiana (“Libero”, “Giornale”) hanno già individuato i colpevoli: in parte Angelino Alfano, facile capro espiatorio, ma soprattutto il governo Monti (cioè l'appoggio del PDL al governo Monti). E poi un po' tutti si consolano con i problemi e le disgrazie altrui (segno di un senso civico e patriottico notevole, per la serie: chi se ne frega del paese reale).
I giornali di sinistra sono contenti, ma non troppo: “L'Unità” sintetizza: “Il PD solo tra le macerie” (esagerati); “Il Manifesto” la vede tutta in prospettiva europea, e solo in chiave economica e sociale (giusto, ma manca sempre un pezzo); “Il Fatto” esulta, e ne ha ben donde.
In Tv, il solito imbarazzante teatrino di politici e giornalisti in stile museo delle cere. Il bello è che sembrano tutti colpiti al cuore, anche se ovviamente cercano di parare il colpo. Strano, era tutto così annunciato.
Almeno su queste pagine.
“ Astensione record; minimo storico del partito di Berlusconi, cosiddetto dell'Amore (a pagamento); comparsa del Movimento a Cinque Stelle. Tre elementi che dicono una cosa sola: per quanto la Terra dei Cachi sia una nazione decisamente anzianotta, con tempi di reazione rallentati, si è stancata (forse non ancora abbastanza) di assistere alla replica dello stesso (brutto) film ”.
Estratto del commento di “altrevoci” alle elezioni regionali del 2010, due anni fa (vedi “And the winner is…”), mentre i partiti si contendevano la vittoria, e si esaltava il successo della Lega.
La nostra classe dirigente è così prevedibile che per leggere il presente basta qualche flashback da questa rubrica.
Il risultato deludente per il Terzo Polo? “ I tanti centristi pensano di essere imprescindibili, come lo pensa Fini, come lo pensa Rutelli. Forse con una decina d'anni di opposizione potrebbero perfino far nascere un centrodestra degno di questo nome, perché Berlusconi e Bossi lasceranno solo macerie dietro di sé ” (ottobre 2010, “La corrida”: la metafora delle macerie è stata ripresa un po' da tutti in questi giorni).
Daniela Santanché al posto di Angelino Alfano? “ Si parla di Daniela Santanché coordinatrice unica del PDL: con quell'aria da Crudelia De Mon, sarebbe perfetta per portare allo sfascio finale tutta la banda dei cattiv i” (idem, ottobre 2010).
La Lega che perde perfino a Cassano Magnago, patria di Bossi? “ Al primo sondaggio in flessione, l' intellighentsia più conformista dell'Emisfero boreale (la nostra) abbandonerà le analisi sul “vento del nord”, e si scorderà perfino del famoso “radicamento sul territorio”, e qualcuno magari si vergognerà per aver provato a farci accettare come statisti gente come Bossi e Calderoli ”.
Su quest'ultimo punto ci sbagliavamo alla grande, perché nessuno ricorda mai niente e nessuno si vergogna mai di niente. Marco Travaglio da anni fa uno splendido lavoro di taglio e cucito fra vecchie e nuove dichiarazioni: memorabile un pezzo (uscito su “Micromega”) ripreso interamente da Sgarbi, che diceva tutto e il suo contrario, smentendo continuamente se stesso; il più recente è Filippo Facci, scopertosi grillino dell'ultim'ora, dopo averne detto peste e corna.
Sempre Travaglio parla di “interminabili esequie” della Seconda Repubblica ed ha ragione. Stanno semplicemente ruminando decadenza. Sempre più avvitati su questioni che continuano ad ingarbugliarsi su se stesse.
La prima, perfetta per un Amleto come Bersani: sostenere il governo Monti o lasciarlo al suo destino? Noi modestamente già il mese scorso avremmo risposto: la seconda che hai detto.
Il perché è lapalissiano: il governo Monti è un classico governo della classica destra, liberale e liberista.
Prende a tanti e tutela pochi. Castiga i pensionati e salva le banche. Lo sostenessero Berlusconi e Casini, come sarebbe giusto. Se lo tenessero i famosi “moderati”.
Al massimo, il PD dovrebbe assicurare, per una coerenza formale alla parola data,un appoggio esterno, anzi, una non- sfiducia, come si diceva una volta: se i tecnici sono così bravi, lo dimostrassero nell'anno che resta. Noi intanto lavoriamo all'alternativa, lavoriamo al dopo.
La verità è che Monti & Co. non sanno cosa fare, a parte prendere i soldi sicuri a tutti quelli che non possono sottrarsi.
La verità è che la campana per loro e per la loro politica è suonata da un pezzo, e che il massimo che possono fare, realisticamente, è non lasciare la situazione di questo Paese addirittura peggiore di quella che avevano trovato.
Controprova? Divertitevi a vedere quanti opinionisti fra qualche mese (anzi dopo il 16 di giugno, data della scadenza del pagamento dell'IMU) oseranno proporre un bis del governo Monti nella prossima legislatura (a parte forse qualche morto vivente alla Massimo Franco o Stefano Folli, insomma qualcuno del “Corriere della Sera”).
L'altra questione pirandelliana a cui i politici finiranno per impiccarsi è la riforma della legge elettorale. Grazie alla porcata della Corte Costituzionale, che ci ha impedito di risolverla noi, la questione, con il referendum, è altamente probabile che andremo a votare con il tanto vituperato (a chiacchiere) “Porcellum”. Sarebbe il finale più vergognoso, ma anche il più “onesto”: si tratterebbe di punirli con il loro stesso strumento. E' un'ipotesi che avevamo già ampiamente messo in conto in questa rubrica.
Il PD sarebbe obbligato ad allearsi con Sel e IdV (ma pensa un po' che novità); e a quel punto (sempre per un minimo di coerenza) dovrebbero ritirare fuori le famose primarie, che potevano e dovevano essere già state fatte, ma col PD sembra di giocare al gioco dell'oca, basta un nulla e si riparte daccapo.
Casini cercherebbe di resistere, invano, chiamando a raccolta tutti i “moderati”, cioè i berlusconiani orfani del Caro Leader (ci sta già pensando, infatti).
I grillini entrerebbero in parlamento con una discreta pattuglia, i leghisti rischierebbero seriamente di rimanerne fuori.
L'unica altra alternativa (già detto ampiamente) è un ritorno al proporzionale puro, che è una sorta di “tana libera tutti”, per rimandare ogni accordo al dopo. Anche questa sarebbe una soluzione onesta, e avrebbe il vantaggio, per noi, di poter scegliere i deputati con le preferenze .E' per questo che sono restii ad approvarla: in qualsiasi direzione si muovono per cambiare il “Porcellum” aumentano i rischi per la loro rielezione.
Detto questo, rimane sconcertante la povertà di idee, il vuoto di contenuti, il livello rasoterra del dibattito.
Tutto questo assurdo discettare su politica e antipolitica. Ma perché non provano a dire quali proposte del Movimento 5 stelle, quasi tutte buone e giuste, al di là delle cazzate che spesso spara Beppe Grillo, non gli stanno bene? .
Le cose più importanti in politica le hanno dette, l'anno scorso, i referendum. Promossi da Vendola, Di Pietro e dai grillini, con l'appoggio loffio e tardivo del PD. Votati alla grande dal popolo sovrano.
Non ci vuole nessun genio politico per capire che la strada si farà sui contenuti, e non sui contenitori. E questo vale anche per i grillini, in futuro: se per esempio dovessero votare contro la proposta di legge “L'Italia sono anch'io” (diritto di cittadinanza a chi nasce in Italia, diritto di voto amministrativo a chi risiede da più di dieci anni nel paese), come sembra suggerire Beppe Grillo, i vaffanculo se li prenderebbero loro.
Semplice.
Invece è tutto un coro di lamentazioni, un agitare fantasmi inesistenti (il neonazismo? Le Brigate Rosse? Un colpo di stato militare?), paventare “la fine della Grecia” (che non è finita affatto, che è già stata abbondantemente punita, e a cui servirebbe solo una vittoria chiarissima della sinistra radicale per dire finalmente alla Bundesbank e alla BCE: “Il debito lo paghiamo alle nostre condizioni. E ora se ci riuscite, espelleteci dall'Unione Europea”. Proprio come fece Kirchner col Fondo Monetario Internazionale – avete visto che fine ha fatto l'Argentina?).
“Non c'è più religione, non c'è più rispetto”, sembrano dire, le nostre cariatidi. Se è per questo, non c'è nemmeno Fede.
Sparisce la più formidabile icona del ventennio berlusconiano, e non si leva nemmeno una prece, un “requiescat in pacem”? Che mancanza di rispetto. .Ma come? Emilio Fede, il simpaticone, il viveur , sempre abbronzato, sempre in mezzo alle belle donne e ai piaceri, un vero simbolo della Terra dei Cachi, dimenticato da tutti? Tenetelo presente. E' la fine che faranno moltissimi protagonisti di questi anni, molto presto. Qualcuno, giustamente, finirà in galera (forse lo stesso Fede; e speriamo anche Berlusconi, altrimenti non avremo imparato niente da questi anni, garantito al limone).
La rabbia popolare crescerà ogni giorno di più,e, ripetiamo, dopo il 16 giugno toccherà lo zenit.
Ma siamo, nonostante tutto, in democrazia, non abbiamo bisogno di fucili, forconi o bombe molotov: basta mandare a casa Monti, Passera , Fornero e compagni, con solenne pernacchia, e andare a votare.
Comunque vada, sarà un successo.
Cesare Sangalli