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La messa è finita


Fino al referendum sul divorzio (1974), l’Italia era un paese di cattolici disprezzati. Montanelli sosteneva che l’origine vera dei mali del paese era la mancata riforma protestante che l’Europa del Nord aveva vissuto. Per quasi tutta la sinistra, per la destra liberale, per i laici di centro e per i massoni, per le femministe e per i radicali, i cattolici rappresentavano la vera zavorra di un paese che senza di loro sarebbe volato verso le magnifiche e progressive sorti dell’avvenire. Bigotti, ignoranti, conservatori, conformisti, quando non ipocriti e cinici: questa era l’immagine dei cattolici che avevano tutti quelli che non stavano con Santa Romana Chiesa, e che agli inizi degli anni Settanta erano già in maggioranza ma non lo sapevano. I cattolici, dal canto loro, continuavano a fregarsene della Storia, che indubbiamente non li favoriva, perché tanto avevano con loro la Tradizione. La loro forza si rinnovava ogni anno con battesimi, matrimoni, prime comunioni e cresime e funerali, in un calendario immutabile, scandito da pasque e natali.
Nessuno è mai riuscito veramente ad intaccare questo straordinario, popolarissimo mix di sacro e profano (la vera identità nazionale italiana, piaccia o non piaccia), nemmeno oggi che i cattolici praticanti sono una minoranza silenziosa (il venti per cento scarso della popolazione). Politicamente parlando, dei perfetti coglioni, che avevano mancato ogni appuntamento con la Storia patria, dall’Unità d’Italia alle due guerre mondiali, passando per il fascismo, fino al loro anno di grazia, il 1948, con la vittoria della Democrazia Cristiana che ricordavano ancora dopo decenni con commozione ed entusiasmo pari a quello dei comunisti, che pure non li ritenevano, erroneamente, capaci di grandi passioni.
La vera Italia è cattolica, e ipocriti sono i laici che fanno finta del contrario. Tanto per fare un esempio, le furiose polemiche sull’ora di religione sono state cancellate, in pieno regime di modernità, dal silenzioso plebiscito dei genitori, che hanno deciso, nel novanta per cento dei casi, di continuare ad iscrivere i loro figli ai corsi scolastici non più obbligatori. L’Italia è cattolica, quindi, e questo si vede meglio al Sud, che sostanzialmente è l’Italia vera elevata a potenza, nel bene e nel male. A nord qualcuno si può anche illudere di essere mitteleuropeo (che può valere al massimo per il Trentino Alto Adige), ma resta un “terrone” del continente (infatti una bella fetta di “padani” si è dato alle buffonate celtiche, in mancanza di meglio).
In politica, l’identificazione con la DC ha funzionato egregiamente fino agli anni Ottanta.
Ma già i cattolici cominciavano a dividersi fra “destra” e “sinistra”. Chi ha frequentato un po’ l’ambiente (chi scrive lo ha fatto) sa che c’era più distanza fra un ciellino e uno dell’Azione cattolica che fra un comunista e un socialdemocratico. Ma la specialità cattolica, che la DC aveva ripreso pari pari, era tenere insieme tutti quanti, di destra e di sinistra, angeli e criminali, come accade nella grande famiglia umana. Senza questo
sfondo mistico, non si spiegherebbe davvero come il partito dei La Pira e dei Dossetti, veri santi laici, sia stato anche quello dello “squalo” Sbardella e di Salvo Lima. O come ex comandanti partigiani come Zaccagnini potessero convivere con i patrioti fascistoidi di “Gladio”, tipo Rumor e Cossiga.
Insomma, più ci separava fra cattolici, più si restava uniti nella DC. Parliamoci chiaro: il
problema della Chiesa cattolica sono le gerarchie italiane, e grazie a Dio per un bel po’ di tempo non ci sarà più un papa del nostro paese. E’ già una grande disgrazia avere Camillo Ruini al vertice dell’ineffabile Conferenza episcopale italiana. In pieno 1992, con la DC che stava per essere travolta dal malaffare, don Camillo strillava che bisognava mantenere “l’unità politica dei cattolici” (che tradotto significava restare attaccati alla DC, la Balena bianca morente). E infatti. Nel giro di pochi anni i partiti democratico-cristiani saranno quattro, due di destra, uno di sinistra e uno al miglior offerente sempre (l’UDEUR di Mastella). Gli ex DC ricordano sempre più la canzone di Lolli sulla piccola borghesia: “non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia”. Visto che sono condannati a rimanere gli eredi litigiosi di quello che nel bene e nel male fu un grande partito, il sentimento predominante dovrebbe essere la malinconia. Certo che di danno ne hanno fatto, sul loro viale del tramonto. A partire dal segretario – becchino, Mino Martinazzoli, dal volto funereo e dall’agire amletico. Questo stratega lungimirante riuscì nell’impresa di non schierare il partito nell’era del bipolarismo, anche se non lo ricorda quasi nessuno. Con il suo assurdo, patetico dieci per cento del Partito popolare (così aveva ribattezzato la DC un anno prima , in un improbabile lifting), che non stava né di qui, né di là, aggrappato ad un centro che non esisteva, riuscì solo a far perdere i progressisti contro Berlusconi nel ’94, e a far perdere un decennio al Paese, come ricordato nella puntata precedente. Inutile dire che solo 24 mesi più tardi Martinazzoli sarà eletto sindaco di Brescia alleandosi con le stesse forze che aveva rifiutato due anni prima. Un politico come lui di lungo corso ha lasciato ad un manager (Prodi) il compito di far nascere il centrosinistra, cioè l’abbraccio finale di ex democristiani ed ex comunisti (per la serie: c’eravamo tanto amati).
Questo per quanto riguarda i democristiani. E i cattolici? Difficile dirlo. Se accettate una tesi provocatoria, i cattolici in Italia non esistono più. Quelli veri sono quasi invisibili, come un fiume carsico: solo le manifestazioni contro la guerra hanno dato loro l’onore della prima pagina. Ma se sfogliate una rivista missionaria come “Nigrizia” capite subito dove stanno le vere idee e la vera sinistra oggi in Italia. Infatti non la conosce nessuno. A occupare la scena, sono rimasti i cattolici finti: gli affaristi di Comunione e Liberazione, con il loro idolo Formigoni (almeno fino al prossimo scandalo), i banchieri come Fazio vicini all’Opus Dei, e ultimissimo arrivato, Francesco Rutelli, ex radicale. Ecco, con Rutelli il ciclo si chiude, e la farsa trionfa. La messa è proprio finita, e noi non ce andremo in pace.
Cesare Sangalli