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Pokerissimo (una buona occasione)



L'estate sta finendo, e un governo se ne va. In mezzo a tanto gossip politico d'agosto, il consiglio, che speriamo profetico, è di dedicarsi alla salsa di pomodoro, come tanti stanno facendo: non farete in tempo a finire le riserve di pelati e passato che il governo Berlusconi sarà caduto.
In realtà lo sanno tutti, ma non si riesce a capire il QUANDO e soprattutto il COME.
Per ora i leader stanno seduti al tavolo del poker, e siamo solo fra il “chip” e il “buio”, non si vede nemmeno una coppia di Jack per un'apertura, figuriamoci per i rilanci.
C'è solo un protagonista che non sta bluffando, e si dichiara “servito” fin da luglio: è Nichi Vendola, che in tempi non sospetti ha dichiarato in modo assolutamente limpido la sua candidatura a leader della coalizione di centrosinistra, fissando il metodo (le primarie) e i tempi (subito).
La crisi del regime berlusconiano è così evidente che perfino Bersani ha ritrovato un po' di sicurezza e di grinta (il minimo sindacale, per carità). Anche perché, dal bailamme estivo, come l'ha definito il presidente Napolitano, è emersa una certezza: di sicuro non si voterà entro l'anno. Il che significa, tornando alla metafora del poker, che il bluff di Berlusconi è stato “visto” ampiamente, e ora è il turno del bluff leghista.
Partiamo da quest'ultimo, perché è il più clamoroso e, fin qui, il più riuscito. La Lega sta al tavolo da gioco come se avesse sempre in mano una scala reale o un poker d'assi. Finora a Bossi & C. è andata piuttosto bene, anche perché a faccia tosta stanno meglio di tutti, come si conviene a chi gioca d'azzardo. Gli altri hanno abboccato, spaventati dalla presunta “questione settentrionale”, che ci viene propinata ininterrottamente da vent'anni, e che ha portato anche menti elevate, come quella di Massimo Cacciari, all'ammasso, a delirare di “partiti del Nord” e altre trovatine folk.
La Lega prende più o meno gli stessi voti di vent'anni fa, a stento riuscirà a superare il 10 per cento nazionale in elezioni un po' più partecipate, ma tutti la dipingono come “vincente” e “padrona”, quando si limita a rosicchiare i voti in uscita dei delusi del berlusconismo (che saranno sempre di più, ma andranno verso l'astensione o il Terzo Polo).
Certo, nell'Italia regredita degli ultimi decenni, la demagogia della Lega ha fatto sicuramente presa. Però stare al governo fingendo di essere all'opposizione non può funzionare a lungo.
Il bluff più grande della Lega, infatti, si chiama “federalismo”. Un contenitore vuoto, uno slogan insulso, una parola magica che è diventata di moda, e quindi ci si sono riempiti la bocca in tanti, anche a sinistra: il federalismo è la Riforma delle Riforme, quelle che si annunciano sempre e non si fanno mai.
La Lega ha governato dal 2001 al 2006, e dal 2008 a oggi, sempre con una comoda maggioranza, la stessa che ha approvato una quarantina di leggi “ad personam” per Berlusconi. Sono oltre sette anni e mezzo su un decennio, in pratica i leghisti hanno dominato gli anni Zero (di nome e di fatto). Eppure sono ancora lì ad annunciare il federalismo che verrà, e che non hanno la più pallida idea di come debba strutturarsi, funzionare e, soprattutto, finanziarsi.
Ma guardateli, quelli della “buona amministrazione” e del “radicamento sul territorio”: non vanno oltre città come Varese o Treviso, al massimo possono fare qualche bella rotatoria o migliorare la raccolta differenziata (come fece Formentini a Milano, unica grande città governata dalla Lega: infatti non lo ricorda nessuno).
Per loro il federalismo è semplicemente l'illusione di portare una nazione europea al livello che gli è consono, quello del campanile, quello di Cascina sul Lambro o Cazzate di Sopra (nomi inventati, il secondo è dell'umorista Vincino). Illusione che appartiene ad un buon numero di persone, ma che non cambia la realtà di una virgola. E' come voler tornare a parlare i dialetti perché nel frattempo non si è riusciti ad imparare l'inglese ( o il francese, il tedesco, lo spagnolo, o addirittura due di queste lingue europee, cosa inaudita, nella Terra dei Cachi). Anzi, considerando la “cultura” media leghista è ESATTAMENTE voler tornare al dialetto perché non si è imparato l'inglese.
Il tempo, quindi, lavora contro di loro. Più i leghisti stanno al governo, più la loro totale mancanza di progettualità e di capacità emergerà implacabilmente, a partire dal superministro Tremonti, leghista in pectore .
Tremonti, by the way , ha dichiarato di fronte ai ciellini, cattolici del rampantismo, riuniti a Rimini, a commento dell'arrogante condotta della Fiat con i tre operai di Melfi, che “i diritti dei lavoratori in questa fase sono un lusso che non ci possiamo permettere” (vedi “In principio fu l'acqua”), e che “non è il mondo che deve seguire l'Europa”, ma è “l'Europa che deve seguire il mondo” (magari il modello cinese). Affermazioni passate perlopiù inosservate, anche sui giornali di sinistra. Sarebbe da replicare che il vero lusso che non ci possiamo permettere è tenere una carognetta presuntuosa come Tremonti a guidare la nostra economia.
In ogni caso, al primo sondaggio in flessione per la Lega , l' intellighentsia più conformista dell'Emisfero Boreale, (la nostra), abbandonerà le analisi sul “vento del Nord”, e si scorderà perfino del famoso “radicamento sul territorio”, e qualcuno magari si vergognerà per aver provato a farci accettare come statisti gente come Bossi e Calderoli.
E veniamo al più grande giocatore di poker di tutti i tempi, Silvio Berlusconi. Il viale del tramonto lo sta imbolsendo. E' sempre più brutto e grasso (una specie di contrappasso dantesco), oltreché vecchio, inevitabilmente vecchio. Non è dato sapere se è anche più cattivo, perché è sempre stato un gran bastardo, come tutti i finti buoni.
Sicuramente “futuro” è una parola inquietante per lui, e non certo a causa dei quattro peones di “Futuro e libertà”, cioè le truppe finiane. Il problema per lui è come uscire di scena, ora che il delirio di onnipotenza, lo scenario di stile kazako o azero o uzbeko (cioè la repubblica presidenzialista con lui presidentissimo per un paio di mandati e dopo di lui magari il figlio PierSilvio) è chiaramente svanito.
Vent'anni di potere non si scordano facilmente. Per lo meno per una metà di Italia. Lui forse si potrebbe anche accontentare, spinto dalla solitudine e dalla prostata, di una vecchiaia dorata, lasciando la politica e quindi abbandonando la moltitudine dei miracolati al loro destino.
Ma noi no. La vera partita che Berlusconi sta giocando è ovviamente, spudoratamente, quella giudiziaria.
Ergo, la sua sconfitta politica deve essere SOLO il preludio della sua condanna penale, fosse anche per i reati “minori” (se così si può chiamare la corruzione di testimoni e giudici). E poi dello smantellamento del suo potere mediatico, con una rigorosa legge antitrust che consegni l'impero Mediaset agli annali della storia, e riporti il Cavaliere dove era partito oltre trent'anni fa, ad un solo canale disponibile, Canale 5.
Questo è l'unico scenario degno di un paese civile, quindi è l'unico scenario, perché non è vero che non c'è limite al peggio. I tempi? Per la caduta politica meno di un anno. Anzi, pochi mesi.
Berlusconi deve inventarsi un escamotage che lo salvi dai processi prima di dicembre, quando la Corte Costituzionale gli boccerà il cosiddetto “legittimo impedimento”. Dovrebbe trattarsi del cosiddetto. “processo breve” (Berlusconi riesce a rubare già nel nome delle leggi; la prossima finanziaria la dovrebbe chiamare “legge buona e giusta”, la definizione sarebbe ripresa immediatamente da tutti i tg e dai principali giornali).
Ora, con l'autunno che ci aspetta, voglio vedere chi glielo vota, il processo breve. Ecco, quello è il momento di affondare questo governo vergognoso. Anno nuovo, vita nuova: se c'è un accordo per fare in tempi onesti (pochi mesi) una nuova legge elettorale, ve bene chiunque, a Palazzo Chigi, con qualsiasi maggioranza.
Altrimenti, si può anche votare con la porcata di Calderoli, e garantirsi una maggioranza parlamentare con una maggioranza relativa (i voti della coalizione PD-IDV-SEL e sinistra varia). Leader: Nichi Vendola, eletto a furor di popolo dalle primarie in autunno.
E' chiaro che insieme alle elezioni si deve fare anche il referendum sull'acqua bene pubblico, cosa che garantirebbe il raggiungimento del quorum e farebbe risparmiare soldi e tempo. In modo che la prossima estate potremmo dire: “Ricomincio da Tre”. Una nuova maggioranza, un nuovo premier, una nuova politica.
Eccesso di ottimismo? Può essere. Questa sarebbe solo la via più giusta e logica. Il resto, lo scopriremo solo vivendo.
Cesare Sangalli