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New Year's Day (la rivoluzione non andrà in onda)



“Tutto è tranquillo, il Primo Giorno dell'Anno”, cantavano gli U2, ai tempi dell'innocenza.
Mentre la neve cade abbondante e i fiumi straripano, è in corso questa operazione camomilla di fine anno, ovviamente falsissima, che si potrebbe anche chiamare “Operazione Tartaglia”, preludio di un 2010 che vorrebbero soporifero e che al contrario sarà un passo avanti verso il Gran Finale, a prescindere dai grotteschi tentativi di inciucio di D'Alema, dai vagiti dell'eterna promessa Luca Cordero di Montezemolo, e, soprattutto, dall'ennesima carnevalata del Sultano.
L'anno si chiude con tre notizie, tutte in periodo di Avvento: le dichiarazioni del pentito di mafia Spatuzza al processo Dell'Utri; la manifestazione anti-Berlusconi del 5 dicembre; la statuetta in faccia allo stesso Berlusconi nel giorno di Santa Lucia. La lettura delle tre notizie nel giusto ordine di importanza e la relazione fra loro è la cartina di tornasole delle posizioni politiche.
Per gli alfieri dello status quo, che sono ancora maggioranza schiacciante in quasi tutti gli schieramenti, la questione mafia è il diavolo, lo spettro dei Natali passati, per dirla alla Dickens, non bisogna nemmeno nominarla, se è possibile. L'epifania del “popolo viola”, assai numeroso, visto che nessuno riesce a quantificarlo, è invece un fastidio inevitabile, una spintarella che rientrerà presto nei ranghi del consenso, visto che incombono le elezioni regionali e che i candidati si scelgono a porte chiuse (l'inaspettata – per chi scrive- vittoria di Bersani, purtroppo, ha rafforzato la tendenza). L'incidente di Berlusconi è infine l'occasione per riprovare a ingessare la situazione, nel puro stile andreottiano del tirare a campare (e così si chiude il cerchio con le evidenti connivenze mafiose dell'establishment).
Per quelli che invece auspicano un cambiamento profondo, un rinnovamento radicale di un'Italia troppo brutta per essere vera (come abbiamo scritto due mesi fa, vedi “Un Lodo alla gola”) il processo a Dell'Utri è solo il primo round di un match giudiziario che porterà alla prima vera condanna eccellente, il primo esponente del famoso Terzo Livello, quello degli intoccabili, visto che la condanna ad Andreotti è stata incredibilmente trasformata in assoluzione (che poi è l'assoluzione finale di una generazione che se ne sta andando).
Sono gli stessi che definiscono “storica” (Curzio Maltese) la manifestazione del 5 dicembre. A parte l'enfasi delle definizione, di sicuro è stata la dimostrazione reale che una massa sempre più grande di persone non si fa intruppare da nessuno, anche se si chiama Beppe Grillo o Di Pietro, è abbastanza cresciuta e disincantata da non aspettarsi nessun Messia, ma solo una classe dirigente che sappia dare una grande sterzata al Paese, sapendo già che 15 anni (in realtà molti di più) di sistematico trionfo del Peggio non sono facili da risalire.
Per tutti queste persone, l'incidente di Berlusconi è solo l'ennesimo spot, con l'inevitabile corollario di idiozie da talk show che dureranno quanto le feste.
Non occorre consultare l'oroscopo (per quanto ci riguarda, è rassicurante la profezia di Branko – “Berlusconi è invincibile” - : lo stesso aveva detto che il 2009 era il top per l'Acquario) per capire l'anno che verrà. Il 2010 sarà solo uno degli ultimi dell'ancien régime , che coincide in gran parte con il dominio berlusconiano. Si può solo discutere sul quando e sul come. E' chiaro che l'establishment vorrebbe ritardare il più possibile la caduta, e rendere la transizione talmente indolore (per loro) da continuare così come hanno fatto finora per omnia saecula saeculorum .
Be', anche nell'epocale caduta del comunismo, molti si sono salvati, e in paesi come l'Uzbekistan o l'Azerbaigian al potere ci sono sempre gli stessi, o i loro figli. Ma, con tutto il rispetto di quei paesi, l'Italia non è così, perché non viene da secoli di dittature. I segnali sono tanti, ma il più chiaro si vede dalla strategia politica dominante, che potremmo definire, con un termine preso dagli scacchi, un enorme ARROCCO.
L'arrocco è l'estrema mossa difensiva di chi è minacciato di scacco. Quasi tutto il PDL si avvinghia al suo generale Custer in attesa di Little Big Horn (o per ribadire una metafora già usata, si aggrappa al Capitano Achab che trascinerà tutto il suo equipaggio nelle profondità marine con Moby Dick).
Dall'altra parte, basta vedere come praticamente nessuno ha seguito Rutelli nel suo patetico tentativo di fare l'ennesimo partitino di centro: l'elezione di Bersani, il più conservatore (e il più vecchio) dei tre candidati alla segreteria del PD è il brodino che per il momento scaccia la paura. Lo stesso Montezemolo “vado-non vado” ha una strizza che metà gli basta. Per forza. Ai loro occhi il futuro è una minaccia, è molto più quello che hanno da perdere di quello che hanno da guadagnare. Metà paese ragiona più o meno allo stesso modo, papa Ratzinger compreso. Presto saranno minoranza. Usano la parola “riforme” come se fosse un amuleto (magari si toccano anche le parti basse, mentre ne parlano), la formula supercollaudata per non cambiare niente, qualcuno in questi tempi bui osa parlare di proporzionale o doppio turno, o del numero dei senatori.
Valgano per tutti loro le parole di un grande intellettuale (non è vero che non ci sono più, è solo che quasi nessuno li ascolta), massimo conoscitore della procedura penale, con una cultura di stile rinascimentale, Franco Cordero: dire che l'antiberlusconismo non porta da nessuna parte è affermazione di una “politica immorale, codarda, stupida e suicida”. Ripetiamo: immorale, codarda, stupida e suicida. L'aggettivo che più ci consola è l'ultimo. Lo dedichiamo con tutto il cuore a Massimo D'Alema, che si crede un genio perché è ancora lì, a dettare la linea, ma merita tutti e quattro gli aggettivi. Vediamo quanto altro danno riuscirà a fare, a partire dalla Puglia. Nella sua regione elettorale sta lavorando alla catastrofe con zelo totale. Siccome Vendola si macchiò del peccato imperdonabile di farsi votare dal popolo delle primarie, e di vincere contro lo strapotere di Fitto a dispetto di tutto e tutti, D'Alema vorrebbe fargliela pagare a caro prezzo. Lo ha indebolito tantissimo con i suoi uomini coinvolti nello scandalo sanità, da cui non si è sentito minimamente sfiorato.
D'Alema si crede altrettanto invincibile di Berlusconi. L'imprenditore e il politico di professione. Due pezzi di Prima Repubblica, sopravvissuti splendidamente a Tangentopoli. Chi ha provato a fare le pulci a D'Alema, si è dovuto pentire amaramente, a cominciare dalla pugliese Clementina Forleo.
Sul fronte giustizia, il lìder Maximo è stato sicuramente più scaltro del Sultano. Tanto uno è plateale, tanto l'altro è bravo a lavorare nell'ombra. Si meritano davvero l'un l'altro, e non a caso il “popolo viola” riunito per chiedere le dimissioni di Berlusconi, ha individuato il nemico numero uno nella presunta opposizione, il Richelieu della Terra dei Cachi. Puntano entrambi alla presidenza della Repubblica, uno nel delirio presidenzialista sudamericano, l'altro nella linea della continuità istituzionale, manco fosse il principe di Salina (il Gattopardo, per intendersi).
Ma noi siamo assolutamente fiduciosi che la loro corsa sia vicina al capolinea. Anticipiamo solo un po' i tempi virtualmente, dando il via allo Tsunami che, almeno per gioco, ci leverà un bel po' di establishment dai coglioni. Scusate, l'espressione è un po' forte, non adatta ai richiami di pacificazione nazionale. Ma era un apostolo della non violenza (Martin Luther King) a dirsi più preoccupato dall'indifferenza dei tanti piuttosto che dal male dei pochi. Buon Anno a tutti.
Cesare Sangalli