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Ode a Roberta Serdoz (cosa resterà di questi anni Zero)


Gli anni “zero” stanno finalmente per finire. Dice: che c'entra la fine del decennio con il caso Marrazzo, a cui si riferisce il titolo? Mettiamola così: se gli anni “zero”, come hanno detto alcuni intellettuali, sono stati gli anni della confusione fra finzione e realtà, fra verità e “reality show”, il presidente della Regione Lazio ci sta dentro alla grande. Marrazzo potrebbe essere infatti un protagonista del “Grande Fratello”. O un Lapo Elkann qualsiasi.
Il presunto scandalo Marrazzo (quello vero riguarda i carabinieri dediti all'estorsione, o i protagonisti della “società del ricatto”, siano politici come Berlusconi, giornalisti come Signorini, imprenditori come Angelucci) ha scatenato, come sempre, il dibattito. Con le solite domande da talk show: può un politico avere un vita sessuale non in linea con quella ufficiale?
Risposte: sì, no, forse, “basta che lo dichiari”, oppure al contrario, “basta che non si sappia”.
Di più: lo scandalo Marrazzo è come quello di Berlusconi con escort e veline?
Sì, no, è meglio, è peggio, “almeno Marrazzo si è dimesso”, “almeno a Berlusconi piacciono le donne”. E poi, sul versante sociologico-antropologico: perché gli uomini sono attratti dai trans? E vai col tormentone, fino all'apoteosi finale, la domanda da casalinghe disperate (perché tutto ciò rientra ancora nel reality): come dobbiamo fare per tenerci i nostri uomini (che poi sottintende: è colpa delle donne se gli uomini vanno con i trans)?
Ecco, arrivati a queste domande, il salotto può anche sfumare, con i titoli di coda, perché il cerchio si è di nuovo chiuso, col nulla di fatto che lascia tutto così com'è; nessuno è colpevole, nessuno è innocente, siamo uomini di mondo, “Marrazzo ha sbagliato come politico, ma ha il diritto di tornare in televisione” (Mentana).
Ognuno ha detto la sua, avanti il prossimo, vogliamo parlare di Graziano Mesina che va all'”Isola dei Famosi” o di Flavio Briatore che vuole essere risarcito da quelli che l'hanno radiato dalla Formula Uno, o già che ci siamo, del ritorno di Loredana Lecciso?
No, vogliamo parlare di Roberta Serdoz. Per quelli che ancora non lo sapessero, è la moglie di Piero Marrazzo. Parlare di Roberta Serdoz significa parlare di chi non parla. Anche se si tratta di una giornalista televisiva. Che fa bene il suo lavoro, senza troppi protagonismi, e che ha continuato a lavorare con grande dignità, senza dire mezza parola su una vicenda che riguarda lei più di ogni altra persona, anche più dei cittadini del Lazio:un governatore si cambia facilmente, il padre di tuo figlio un po' meno.
Roberta Serdoz ricorda la protagonista femminile dell' Immortalità di Milan Kundera, cioè una donna che vuole sottrarsi allo sguardo indiscreto della modernità, che vuole conservare il pudore, la dignità, in un'epoca di esibizionismi falsi. Le parole, in certi casi, non servono, perché verrebbero frullate come panna montata, quella fuffa invadente che sostituisce le verità semplici, dirette, chiare. Michele Serra ha provato a dirne una a bassa voce, ma con convinzione: non tutti gli uomini pagano per avere relazioni con l'altro sesso. E c'è perfino qualcuno che crede ancora nella fedeltà e la vive pure, di sicuro lontano mille miglia da ogni telecamera, da ogni microfono. C'è un ‘Italia che non vive come se fosse sul set, che non parla come nei salotti televisivi. Un'Italia che continua a guardare allibita il penoso, schifoso spettacolo di una classe dirigente così inadeguata, così corrotta, così impunita. Ha scritto Gian Antonio Stella sul “Corriere”: ma che paese è quello in cui lo Stato e le imprese fanno società con “Capagrossa”, “Sandokan” e “Giggetto'o drink” (boss casalesi)? Ci dobbiamo poi stupire se al Sud arriva lo 0,66 per cento degli investimenti stranieri in Italia?
Questo paese deve solo dire: adesso basta. Roberta Serdoz, a modo suo, lo ha fatto. Se in “Avanti pop” si diceva con un po' di sarcasmo che la scelta coraggiosa di Veronica Lario di lasciare Berlusconi rischiava di essere la notizia più importante dell'anno, stavolta il comportamento altrettanto dignitoso di una donna aiuta a riportare la realtà al centro della scena. La realtà non è quella degli scandali sessuali, ma quella della camorra dentro lo Stato, della mafia dentro lo Stato, della ‘ndrangheta dentro lo Stato. La realtà di un Berlusconi che deve essere processato come un Forlani qualunque, e come un Forlani qualunque deve sparire per sempre dalla scena politica.
Non ci siamo rimbecilliti tutti di gossip, perdio. Se Roberto Saviano parlando di libri ribelli fa più ascolti di “X Factor”, qualcosa vorrà dire. Se il 5 dicembre qualche milione di persone urlerà a Berlusconi di dimettersi, si aprirà un altro squarcio sullo scenario di cartapesta che ogni giorno gli addetti ai lavori della disinformazione tirano su con grande e servile solerzia.
Bersani, il nuovo (?) segretario del PD, sembra ancora un po' paralizzato dalla sindrome di Amleto, dall'essere o on essere, come se fosse impresa titanica stabilire una volta per tutte che un politico sotto processo non può occupare un ruolo pubblico, e quindi pensionare definitivamente (come minimo) Bassolino e soci, nonché cominciare a chiedere apertamente le dimissioni di Berlusconi.
Ripetiamo: l'Italia, tutto sommato, si sta muovendo. A tutti gli uomini di buona volontà, con largo anticipo, auguriamo un Buon Natale. E un grazie all'esempio di donne come Roberta Serdoz.
Cesare Sangalli