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Sunset Boulevard


Come nel gioco dell’oca, l’Italia e’ ritornata indietro, al 1994. Il cerchio si e’ chiuso e Altan , come nel 2001, fotografa perfettamente il momento storico nella sua vignetta per l’”Espresso”: “L’immagine dell’Italia nel mondo e’ stata sospesa per eccesso di ribasso” . Ormai avere un commento politico decente in Italia è praticamente impossibile. Ma se uno si va a leggere la raccolta di analisi prima e dopo le elezioni dei corrispondenti stranieri negli ultimi due numeri di “Internazionale”, il quadro emerge con una chiarezza implacabile. I giudizi più severi vengono soprattutto dai giornalisti tedeschi, forse perché sono quelli che hanno più a cuore il nostro paese.
Che cosa hanno visto i corrispondenti di mezzo mondo? Che un paese stagnante, che puzza di marcio come un cadavere, un paese dominato da una casta di vecchi maschi gelosi dei propri privilegi, ha tentato pateticamente di riportare indietro le lancette della Storia di 15 anni.
Le speranze degli italiani dovrebbero essere legate al fatto che Berlusconi, dopo aver coltivato con successo i suoi interessi, potrebbe avere voglia di “passare alla storia” e chiudere la sua carriera politica da statista quale fin qui non è mai stato. E’ una considerazione di cui una nazione vera dovrebbe solo vergognarsi. Ma la vergogna italiana nasce solo fuori dai confini patri. All’interno, business as usual.
C’è un solo fatto rilevante nel voto del 13 e 14 aprile: la cancellazione dei rappresentanti della Sinistra Arcobaleno. In tanti non riescono a spiegarsela, inseguono solo il dato contingente, come i flussi di voto, dai quali risulterebbe che un elettore su due del popolo della sinistra ha optato per il Partito Democratico (per pura necessità). Gli altri non hanno votato o hanno votato Di Pietro. Questa è la fotografia. Ma non la spiegazione vera, che pure sembrerebbe abbastanza semplice: ci sono almeno tre milioni di italiani che hanno detto basta. Sono di gran lunga la parte più avanzata (politicamente) del paese. Gli unici ad avere una reale voglia di futuro. Gli unici che vogliono davvero un cambiamento profondo, radicale, della Terra dei Cachi. I loro presunti leader erano lontani mille miglia dalle loro aspirazioni. Dalle nostre aspirazioni.
Bertinotti, Mussi, Pecorario Scanio, Diliberto. Due ministri, un presidente della Camera, un prestigioso docente universitario costantemente in televisione. Tutti vip, “very important people”, abituati a bastarsi, a credere che le loro chiacchiere da salotto potessero rappresentare una forma di vera politica. La sinistra, stranamente definita radicale, ha presentato una sola vera riforma importante, nei due anni di governo, cioè la legge sull’immigrazione firmata da Amato e Ferrero.che avrebbe cancellato la vergognosa Bossi-Fini. Una sola vera proposta di cambiamento, e non è riuscita a farla approvare, pur disponendo della terza carica dello Stato, la presidenza della Camera dei deputati, dove il governo aveva una maggioranza netta. Bilancio, quindi, zero. Ma a lorsignori bastava esserci, perché da anni è così. I loro elettori hanno detto no, non ci si può accontentare per 15 anni di una presenza nominale, accontentarsi di sventolare un simbolino (come la famosa falce e martello, o come il sole che ride) senza mai incidere, senza mai dare battaglia su questioni serie, anzi, facendo cadere un governo (1998) su questioni fumose (come le 35 ore). Tempo scaduto. Tutti a casa, e senza nessun rimpianto. Continuiamo a salutare pezzi di sistema che se ne vanno. E’ chiaro che quelli che restano sono in gran parte di gran lunga peggiori. Il fatto è che il loro elettorato è ancora più arretrato di quanto fosse dato capire. E purtroppo sono circa il 55 per cento degli italiani. Niente paura.
Credono di avere vinto, in qualche modo, ma saranno loro a essere sbugiardati dalla Storia, puniti dall’Europa, castigati dalle circostanze, sprofondati nella vergogna. Dureranno quanto durerà Berlusconi, e difficilmente saranno cinque anni.
In realtà, fosse solo per le dinamiche interne della Terra dei Cachi, potrebbero volercene anche di più.
Ebbene sì, tutto sommato in questa rubrica abbiamo peccato di ottimismo, parlando del popolo sovrano. Le scelte ormai recidive di oltre venti milioni di italiani lasciano sgomenti. Ma anche fossero il doppio, non potranno continuare a mettere Berlusconi e l’Italia al di là della legge, e sé stessi al riparo dalla purga politica, morale e culturale che li attende.
A tutti è concesso sbagliare, in politica, anche perché spesso nella Terra dei Cachi è difficile fare la cosa giusta. Ma qui c’è un sacco di gente che nel corso della sua esistenza è passata dal votare Andreotti, Forlani e Craxi a sostenere acriticamente Berlusconi, Bossi, Fini e Casini. Venti anni di sistematica scelta del peggio, di selezione alla rovescia della classe dirigente. In Sicilia siamo oltre ogni limite di decenza. Invece del Ponte di Messina, sarebbe il caso di abolire lo statuto speciale, perché non è possibile che la mafia goda di tutta questa popolarità. Quindi, acclarato che gli ultimi, il popolo della sinistra che non ha una rappresentanza, saranno i primi, e che per gli altri varrà il motto “una risata vi seppellirà”, passiamo alle istantanee di queste elezioni 2008.
In primis, i vincitori. Berlusconi ha scelto di finire male. Sta diventando come Norma Desmond nel film “Il viale del tramonto” (Sunset Boulevard) : una grande attrice del cinema muto che rifiutava di lasciarsi dimenticare dopo l’avvento del sonoro. L’impressionante codazzo berlusconiano assomiglia al devoto Eric Von Stroheim, che pur di restare accanto alla sua star accetta di diventarne servo. L’Italia di oggi mette addosso la stessa profonda, cupa malinconia di quel capolavoro di Hollywood. Un paese di vecchi che fanno finta di essere giovani. Con i giovani (almeno quelli che votano il Cavaliere) che sembrano irretiti come William Holden nel film, incapace di liberarsi della maliarda che lo ha trascinato nel suo mondo finto, nel suo disperato teatro (ma speriamo facciano una fine migliore).
Accanto a Norma Desmond-Berlusconi, i beneficiati del 1994, i post-fascisti di AN, guidati dal più grande bluff degli ultimi vent’anni, Gianfranco Fini. Uno con la coerenza di un buffone. Speriamo che Bossi, su cui non si può infierire per pietà (gli elettori della Lega hanno bisogno, urgente, di uno psicanalista), lo faccia apparire ancora più leccapiedi di quello che è stato finora.
Accanto al Trio delle Meraviglie, il Democristiano D’Oro, Casini. Dovrà faticare molto, per gestire gli ultimi lembi di potere con il suo partitino di zombies e delinquenti. Difficilmente riuscirà a farsi un altro giro di giostra: passerà alla storia (con la minuscola, ovviamente) come l’ultimo dei mohicani, a meno che l’ineffabile Partito Democratico riesca a salvarlo pietosamente come ha già fatto con Follini (nominato, incredibile ma vero, responsabile per la comunicazione).
E qui veniamo al vero democristiano, il grande Walter Veltroni appoggiato da tutto l’establishment non berlusconiano. In altre circostanze, anche meno gravi, un leader così pesantemente sconfitto sarebbe stato mandato via fra lazzi e pernacchie. Ma siccome l’Italia è continuamente cloroformizzata dal giornalismo più morbido di tutti i tempi, il nostro amico Walter rimanderà di nuovo la sua partenza per l’Africa, e purtroppo ci regalerà ancora gli slanci della sua grande leadership alla camomilla. Pur calando le braghe su tutto, non ha guadagnato un solo voto al centro. Lui che ha capito che Berlusconi non andava attaccato, come continuano a suggerire ancora adesso i tromboni rimbambiti capitanati da Giampaolo Pansa , si è preso quasi dieci punti di distacco, e muto. Una vera iattura, per l’establishment sedicente progressista, che già sognava una idilliaca stagione delle riforme a quattro mani, una Grande Coalizione in cui tutte le vacche sono grigie e si può continuare a sguazzare impunemente e irresponsabilmente, nella splendida compagnia dei banchieri e degli imprenditori, che hanno dato il loro valido contributo ad affossare il paese (a partire dal tanto invocato Luca Cordero di Montezemolo, premio sfascio per la gestione di Italia ’90, per continuare con Tronchetti Provera, Moratti, Benetton, Della Valle, Colaninno e tutti gli impeccabili piccoli lord della Terra dei Cachi, sempre riveriti dalla nostra stampa glamour). No, il pareggio non c’è stato, e lorsignori dovranno arrampicarsi sui vetri per continuare a legittimare in qualche modo gente come Calderoli e Borghezio, e magari Mara Carfagna ministro del Welfare (ipotesi ventilata in questi giorni), mentre il resto d’Europa ci ride dietro.
Tre milioni di italiani (in realtà molti di più) hanno già deciso che con il paese attuale hanno poco a che fare.
Saranno sempre di più, e sempre più amareggiati. Sapranno (sapremo) trovare da soli i nostri leader, i nostri rappresentanti, che al momento, semplicemente, non esistono. Niente paura. “L’Italia occhi asciutti nella notte triste. Viva l’Italia, l’Italia che resiste” (F. De Gregori)
Cesare Sangalli