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Io sono bugiarda: canta Giorgia Meloni, e la banda della Destra italiana(cercasi opposizione disperatamente)


Che estate, questa del 2021. La prima del post Covid (?), anzi la seconda. La prima del Green Pass (e speriamo l’unica). Con Giorgia Meloni da tempo al top dei libri più venduti, con la sua autobiografia “Io sono Giorgia”, titolo che segueil famoso ritornello “sono una donna, sono una mamma, sono cristiana”. “Sono un po’ fascista”, aggiungeremmo. Ma soprattutto “sono bugiarda”.
Giorgia Meloni è il perfetto emblema della destra italiana, di cui purtroppo siamo costretti a riparlare. Nello specifico, di Fratelli d’Italia, cioè gli eredi del PDL, e, andando a ritroso, eredi di AN, eredi del MSI, eredi del Partito Nazionale Fascista, in versione repubblichina, gli infami reduci di Salò (mica qualcuno penserà di leggere su questo sito le fregnacce della c.d. “riconciliazione nazionale”, che ha prodotto danni incredibili nella cultura politica del paese?).
Quindi a dispetto della sua “giovane” età (in Italia, soprattutto in politica,  se si hanno meno di 50 anni si è praticamente ragazzi; a volte addirittura “bimbiminkia” cresciuti – vedi i due Matteo -  ), Giorgia Meloni non è nuova per niente. Anzi. Su lei pesano non solo le pesantissime eredità missine della Prima Repubblica, quando ha iniziato a fare politica (pensa te). No, Giorgia e tutti gli altri post-fascisti sono stati sdoganati da Berlusconi nel 1994, e lei quindi si è vissuta tutta l’epopea para mafiosa e corrotta del Cavaliere. E pensare che Almirante voleva rappresentare una sorta di “partito dell’onestà”, dell’ordine severo e “giustizialista”, si direbbe oggi, dello Stato forte e centralizzato, guidato da un Presidente alla francese.
Una combattiva ex ragazza di sezione, votata alla passione politica vecchia maniera, si è accomodata (suo malgrado? Non sembrerebbe) in mezzo alle mille mantenute di Berlusconi, confusa alla fine nella sua corte di femmine (su tutte, le dispensatrici di “fellatio” Gelmini e Carfagna – l’unica che prova a riscattarsi con un po’ di coerenza), ma bravissima nell’arte di sopravvivere ai tanti maschi alfa del suo partito, della sua coalizione, e dell’Italia intera, in primis al Sultano, o Cavalier Banana, di cui dovrebbe diventare ufficialmente la becchina.
In fin dei conti, Fratelli d’Italia è nata da una “ribellione” (si fa per dire) allo strapotere del “magico Silvio”, che voleva comandare anche quando perdeva. Il fatto è, però, che l’ineffabile Giorgia, così come la destra che poi si vorrà sovranista e populista, sostenne per un anno, senza fiatare, il governo tecnico di Super Mario Monti.
Bene o male, è stata l’ultima volta che la vecchia destra nazionale ha fatto parte della maggioranza. Sono quasi dieci anni che i post fascisti sono all’opposizione, o quanto meno ci sono stati i Fratelli d’Italia, che si sono “salvati” dagli ultimi inciuci e dalle ultime contaminazioni (cioè dai governi Letta/Renzi/Gentiloni, che vedevano la partecipazione deiberlusconiani odegli alfaniani; e dal primo governo Conte, con la strana alleanza Lega-M5S). Diciamo si sono rifatti una verginità veloce e abbastanza facile, visto che un sacco di posti se li erano già spartiti nei lunghi anni di potere, anche e soprattutto a livello regionale e locale.  Quindi adesso Giorgia e i suoi si giocano la (falsissima) carta del partito anti-establishment. Stando addirittura all’opposizione del governo Draghi (bum); e opponendosi addirittura al “green pass” (ari bum), cioè votando contro il più inutile, sbagliato, odioso strumento di consenso popolare e pericoloso conformismo che si sia mai visto da mezzo secolo a questa parte. Giorgia ovviamente è vaccinata e ha il green pass, come tutti i suoi compagni di partito, ma questi sono dettagli: nessuno le ha mai chiesto coerenza, parola con cui si riempie continuamente la bocca. D’altra parte, il suo elettorato accetta praticamente tutto, da sempre, a partire dai legami con i gruppi di estrema destra, con le ideologie del suprematismo bianco (Steve Bannon), e soprattutto con le infiltrazioni mafiose, n’drangheta su tutti (due presidenti di consiglio regionale e uno comunale arrestati, oltre a svariati sindaci e rappresentanti di vario livello): la feccia d’Italia.
Detto del fintissimo contrasto di Giorgia e dei suoi “bad boys” all’establishment, veniamo al nodo, un enorme nodo politico: la totale mancanza di opposizione al governo dei c.d. “migliori”. Se non bastasse il generale “servo encomio”  al governo Draghi di quasi tutti i media, con l’unanimismo su “green pass” ( e sull’idea di obbligo vaccinale), questa mancanza di opposizione si è fatta drammatica. 
Lo abbiamo detto fin dall’inizio di questa brutta avventura iniziata il 13 febbraio, avventura nata dal “golpe bianco” contro il legittimo governo Conte: la coppia Draghi-Mattarella, non a caso entrambi candidati (a reti e giornali unificati) al Quirinale, con il paggetto Renzi a fare da ariete, e Confindustria e poteri forti alle spalle, ha annullato di fatto l’esito delle elezioni del 2018.
Il motivo dell’operazione, lo sanno anche i bimbi, era mettere le mani sui soldi del Recovery Fund ottenuti caparbiamente da Conte, che si è mosso da vero statista in Europa, con  padronanza dell’inglese, orgoglioso delle sue umili origini foggiane (peccato insopportabile per chi lo apostrofa ancora oggi come “l’avvocato di Volturara Appula”),e soprattutto a dispetto dei tanti tromboni che gufavano contro, sempre a reti e giornali unificati.
Quindi, il motivo della nascita del governo Draghi era chiaro, ma non si poteva sbandierare con troppa arroganza; non si poteva presentare la Restaurazione, il ritorno all’ “ancien régime”, per quello che era.
Il successo è stato totale, trionfale: si è definitivamente neutralizzata la sempre più debole spinta al cambiamento portata avanti esclusivamente dal M5S; si è ricacciato nell’ombra il Sud che aveva osato alzare la testa; si sono rimesse in riga le donne, riducendole a mute complici dei maschi alfa, pena l’oscuramento totale; e ci si è fatti beffe, ancora una volta, dei giovani, cioè delle generazioni più sfigate e più “perculate” di sempre. Tutto questo si faceva nei fatti, ma non si poteva dire. Ergo, occorreva una bandiera, una coperta che nascondesse il ritorno alol’antico; e cosa c’era di meglio della pandemia?
Così, questo governo è diventato, con un gioco di prestigio mediatico, il governo che ci farà uscire dalla pandemia. A forze di battere sulla gran cassa, la stragrande maggioranza della gente se l’è bevuta. La passività con cui si è accettato il “green pass”, e con cui ci si appresta ad accettare la terza dose, magari resa obbligatoria insieme alle prime due (per quel 20 per cento di non vaccinati),è sconcertante.
Siamo già alla “neolingua” in stile orwelliano (“1984”): il “green pass” è uno strumento di libertà, è garanzia di sicurezza, è la formula magica per tornare alla tanto agognata “normalità”. Per il governo Draghi, è la garanzia che per un bel po’ nessuno disturberà il manovratore, che farà quello che vuole (fin qui, praticamente nulla, ma come lo fa bene, signora mia). Oltretutto, siamo già in fase di ripresa, quasi un piccolo “boom” di rimbalzo. Tutti in fila per tre, come cantava Bennato, felici di fare le stesse cose di prima, ma ora soltanto con la licenza sanitaria, che manco ci ha liberato da mascherina, distanziamento sociale, sanificazioni varie; e soprattutto, non ha liberato le persone dalla paranoia: ha solo convogliato le mille frustrazioni sui poveri non vaccinati, colpevoli di non marciare compatti verso le “magnifiche sorti e progressive” a cui siamo destinati col “governo dei Migliori”.
No, inutile spendersi su ulteriori analisi politiche; è notte fonda per ogni speranza di cambiamento. Una notte gelida, nonostante l’ottimismo ufficiale. Voi continuate a stare male dentro, ma ora vi hanno detto di chi è la colpa. Chi rifiuta il vaccino, infatti,  è un ostacolo odioso alla Grande Promessa del Nuovo Sviluppo Capitalista. Sviluppo “sostenibile”, per carità. Scienza, tecnica e libero mercato, le componenti che ci hanno portato sul ciglio del baratro, ci dovrebbero salvare dalla catastrofe sempre più imminente, senza mettere in discussione niente: stile di vita, scala dei valori, mentalità corrente: possiamo rimanere gli stronzi di sempre, e continuare, giusto per fare un esempio, a girare col SUV per fare circa 30 km al giorno a 50 all’ora (è l’esigenza media della popolazione urbana), cioè “a tagliare il burro con una motosega”, come disse un sociologo inglese già trent’anni fa, considerando le caratteristiche dei mezzi privati di trasporto rispetto ai bisogni reali delle persone. Possiamo continuare come abbiamo fatto negli ultimi 30 anni, ci penseranno loro a risolverci questo fastidioso problema dell’ ambiente al collasso e dell’abissale ingiustizia fra ricchi e poveri, fra Nord e Sud del mondo. Infatti il simbolo che la storia (con la esse minuscola, dato il livello) conserverà di questo governo della Restaurazione è indubbiamente, assolutamente, Roberto Cingolani, per cui ci si è inventati il Ministero più ridicolo e ipocrita della storia repubblicana: il Ministero della Transizione Ecologica. Continuate a transitare verso il nulla, nella più totale conservazione dello status quo. Speriamo solo che il fallimento completo di questa esperienza di governo (Draghi sembra davvero “l’ultima speranza bianca”) sia il vero vaccino che ci libera dalla malattia capitalista, entrata decisamente in fase terminale. Per l’esattezza, in coma farmacologico, per abuso di medicalizzazione dell’esistenza, rifiuto del futuro, attaccamento morboso all’esistente.

 Cesare Sangalli

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