Femminile Plurale

 

Perchè le donne non fanno politica
(e quando la fanno non sono in prima linea)


Scena: un'assemblea cittadina in cui il candidato perdente alle primarie locali si ritrova assieme al gruppo che l’ha sostenuto per analizzare le ragioni della sconfitta. Sala gremita, molti uomini, ma anche molte donne, atmosfera tesa, emozionata, vibrante, clima informale. Il candidato entra, proietta uno spezzone di un film di guerra per introdurre la sua riflessione e poi pronuncia il suo discorso. Quindi la donna seduta al suo fianco, da lui stessa incaricata di moderare la serata, chiede a chi vuole intervenire di iscriversi a parlare.
Intervengono più di 20 uomini e 2 donne. Un rapporto inferiore a 1 su 10. Sono seduta in platea e via via che la conduttrice chiama a parlare un uomo dietro l'altro diviene palese ai miei occhi quanto la politica sia ancora un mondo profondamente maschile, perchè prevalentemente gestito da uomini attraverso regole maschili ma anche a causa dell'auto-esclusione delle donne.
Nessuno ha infatti formalmente impedito alle donne presenti in sala di intervenire. Anche io sono seduta in platea e potrei chiedere la parola, ma non lo faccio. Per prima cosa vedo che intervengono coloro che hanno incarichi politici e non mi sembra il caso di inserirmi in quel contesto. Successivamente prende la parola chi
ha collaborato più strettamente con il candidato e non sono nemmeno tra questi e di nuovo penso che non sarebbe opportuno parlare. Eppure mi guardo intorno e vedo che ci sono almeno 5-6 donne, solo tra quelle che conosco, che avrebbero pieno titolo a dire la loro ma non lo fanno. Un piccolo aneddoto, magari casuale, eppure significativo, dà la misura della situazione: in sala sono presenti un assessore uomo e un assessore donna; il primo è seduto nelle prime file e interviene tra i primi, la seconda è seduta nelle ultime file e non interviene affatto.
Quando la serata sta per concludersi ho maturato anch'io un pensiero ben preciso e sarei pronta ad esprimerlo, convinta che aggiungerebbe qualcosa di importante al dibattito e che non sfigurerebbe accanto a quanto già detto da altri, ma il tempo ormai è scaduto e la moderatrice preme per chiudere la serata.
A conclusione dell'incontro le mie sensazioni mi portano a dire che le donne non intervengono perchè prima ascoltano, parlano se pensano di avere qualcosa di importante da dire e non a prescindere (cosa invece abbastanza caratteristica dei politici uomini), parlano se direttamente interpellate e se viene dato loro un incarico preciso (vedi moderatrice della serata) e quando intervengono prediligono discorsi che individuino soluzioni concrete rispetto a riflessioni teoriche. Infine, e non meno importante, parlano solo se lo ritengono fondamentale perchè sanno quanto è prezioso il tempo per sprecarlo in interminabili riunioni.
E' probabile che lo stesse considerazioni valgano rispetto all'assunzione di incarichi politici, ma anche per quelli in altri ambiti associativi. Spesso le donne accettano di candidarsi o di ricoprire incarichi perchè ciò viene loro chiesto. Aspettano che le loro competenze vengano riconosciute piuttosto che sgomitare e imporsi in quella che è un'arena altamente competitiva. Di solito riflettono bene prima di entrare in politica perchè sanno quanto sia difficile conciliare questo impegno con quelli lavorativi e familiari e non solo per i tempi necessari alla discussione e alla presa di decisioni, ma per i molti tempi dedicati alla polemica politica utile solo a chi vive di essa e pensa di essere fondamentale per lo sviluppo di una comunità o di un paese solo perchè esperto nell'arte della contrapposizione dialettica.
Forse, infine, le donne fanno fatica a entrare nel mondo della politica perchè questo si basa ancora su un modello che prende molto a prestito dall' “arte” della guerra: vincitori e vinti, coalizioni e alleanze, alleati e nemici. Non a caso l'incontro, peraltro di un candidato di sinistra, sensibile ai temi di una politica partecipativa e inclusiva, si apriva con lo spezzone di un film di guerra. Per quanto sia semplicistico generalizzare, l'apporto femminile alla comunità, è stato invece da sempre improntato alla cooperazione, allo scambio e alla risoluzione pratica dei problemi.Davanti ai dati sconfortanti sulla presenza delle donne in politica (solo il 15 per cento dei parlamentari, e con un 35 per cento della popolazione femminile completamente avulso anche da ogni forma di partecipazione e informazione) oltre alle quote sicuramente necessarie, servirebbe quindi una riflessione da parte delle donne sull'importanza di non autoescludersi e da parte di tutti un profondo ripensamento sulle regole della politica in un'ottica di genere. In questi tempi di crisi potrebbe essere senz'altro un esercizio utile a tutti.
Erika Bernacchi