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Capodanno col botto


“Non è una nuova Tangentopoli”, si affrettano a dire in tanti, dopo l’arresto di Fiorani , ex direttore della Banca popolare italiana, e le dimissioni di Fazio, governatore della Banca d’Italia, e hanno ragione. E’ molto, ma molto peggio di Tangentopoli. E’ una cosa talmente enorme che quasi tutti fanno finta di niente, perché il cancro in metastasi dell’affarismo senza scrupoli, della totale mancanza di etica, della definitiva prostituzione della politica, ha contaminato così tanto il paese che non si può neanche parlare della malattia, figuriamoci delle soluzioni.
Per mantenere la metafora ospedaliera, si può dire che l’Italia del 2005, il “malato d’Europa” secondo l’”Economist”, è un po’ come il paziente che viene rimandato a casa dal chirurgo perché non è più operabile: meglio lasciargli vivere gli ultimi mesi come se fosse sano.
Ma guardateli, i rappresentanti dello Stato, guardate la nostra classe dirigente, così incredibilmente meschina, così lontana dalle persone normali, oneste, quelle chiamate in continuazione a subire l’indecenza dei ricchi e dei potenti e il consenso dei cortigiani, mai così numerosi. Partiamo dai salvabili, che si possono contare sulle dita di una mano.
Guardate il presidente Ciampi, quello che chiuderà a reti unificate l’ennesimo anno di merda. Un vecchio signore di 80 anni che cerca invano di portare un po’ di dignità ad una classe politica che ha perso non solo il senso delle istituzioni, del ruolo, ma anche il
semplice principio di realtà, la minima aderenza delle parole alle cose. Non è un caso che Ciampi risulti il più affidabile (o meglio, il solo affidabile) per gli italiani, nei sondaggi di fine anno, come non è un caso che sia stato riproposto per un secondo mandato: è il sintomo di un isolamento totale, un isolamento che rende il nostro presidente, suo malgrado, quasi patetico.
Guardate Prodi, che a 66 anni incarna la speranza di un futuro migliore: il plebiscito che ha raccolto alle primarie è un altro sintomo di un paese esausto. Prodi è solo un politico dignitoso, il cui merito principale consiste nell’aver tenuto l’Italia strettamente agganciata all’Europa, o per lo meno all’idea di Europa, la nostra unica ancora di salvezza (viceversa avremmo già vissuto scenari argentini).
E’ come se fosse chiamato a governare un paese a prescindere dal paese stesso, a partire dalle forze politiche che lo “sostengono”. Ma aspettarsi miracoli dal classico “uomo solo al comando” è solo un’altra fuga in avanti: Abbiamo già delegato troppo, abbiamo tollerato tutto, illudendoci che l’inconsistenza della politica ridotta a cabaret fosse comunque innocua, mentre era invece devastante.
E qui veniamo a Bertinotti, un altro che si salva soprattutto per la maggiore distanza dal
potere (si fa per dire). Lui e il suo partito sembrano costantemente impegnati sui massimi sistemi, sulla critica sempre più astratta del capitalismo in nome di un’idea di comunismo ancora più astratta. La questione bancaria esplosa nel 2005 dimostra quanto la nostra sinistra “radicale”sia assente sulla critica puntuale e precisa del sistema economico italiano, che è davvero paradossale per chi fa riferimento al marxismo, tutto orientato all’economia. I rifondaroli agitavano lo spauracchio delle privatizzazioni quando lo Stato controllava ancora quasi tutto. Quando poi le privatizzazioni sono diventate realtà, sulla questione è calato il silenzio. A distanza di qualche anno, noi poveri profani di economia scopriamo che abbiamo raccolto il peggio del peggio, che non è né liberismo ortodosso, né statalismo coerente, ma solo il connubio perverso di interessi pubblici e privati, un po’ come è avvenuto in Russia.
Lo Stato infatti ha svenduto ai privati i suoi gioielli, senza raddrizzare i bilanci, senza riuscire a ridurre in maniera sostanziale il più alto debito pubblico d’Europa ( e qui avevano proprio ragione i comunisti, era meglio tenersi tutto): Telecom, autostrade, compagnie assicurative, banche, buona parte di Enel, parte di ferrovie e perfino le poste, sono passate ai privati senza la minima trasparenza, in certi casi (Telecom) praticamente senza soldi, regalando ai soliti noti (Benetton, Tronchetti Provera, Agnelli, Romiti) più qualche emergente (Gnutti, Colaninno, fino ai famigerati “furbetti del quartierino” di questa estate) posizioni di monopolio che non hanno paragoni negli altri stati, e che si vanno ad aggiungere alla mostruosità televisiva e pubblicitaria italiana (vedi “Pali, paletti e palinsesti”), perché i grandi maestri dell’intreccio fra politica e business, fra pubblico e privato sono stati indubbiamente Berlusconi e Craxi.. Il popolo sovrano è semplicemente servitore, deve pagare tariffe altissime per servizi pessimi, grazie al fatto che i politici fanno gli interessi degli affaristi, e che questi si accordano senza ammettere praticamente la minima concorrenza, soprattutto se arriva dall’estero. Todos caballeros, l’orgia dei soldi accontenta tutti (compresa Rifondazione), politici e giornalisti in primis. Chi non si è ancora venduta (o lo ha fatto solo in piccola parte) è la magistratura (e forse per questo Berlusconi parlava della “pericolosa diversità antropologica” dei giudici).
Finché non scattano le manette, non si muove nulla, assolutamente nulla. Cirio, Parmalat, Tango bond, Banca 121, e ora la Popolare italiana. Gli italiani sopportano da anni e anni, il peggior sistema bancario d’Europa, ma i nostri rappresentanti, in questo veramente bipartisan, varano la riforma della Banca d’Italia e la legge sul risparmio in pochi giorni, come fosse la strenna natalizia, cercando di spiegarci per l’ennesima volta che “va tutto per il meglio in questo che è il migliore dei mondi possibili”.
L’elenco dei peggiori, anzi dei pessimi, è impossibile da stilare, anche non prendendo in considerazione tutta la galassia di centrodestra (che non può appunto neanche essere presa in considerazione). Ma un nome spicca su tutti, nel centrosinistra e dintorni, perché nel suo caso l’intelligenza sopraffina è stata messa al servizio della peggior politica di sempre: Massimo D’Alema, erede di Togliatti, che merita a questo punto davvero di essere definito “il Peggiore”, visto che Togliatti era “il Migliore”. Dopo un silenzio imbarazzante, tirato in ballo per un conticino presso l’istituto di Fiorani (ops) e per la sua lussuosa barca a vela che non conta nulla se non come simbolo della mutazione antropologica dell’homo politicus italiano, D’Alema ha rilasciato un’intervista a “Repubblica” che, nonostante i buoni servigi dell’intervistatore Massimo Giannini, è un’offesa all’intelligenza e all’onestà degli italiani, in puro stile berlusconiano, ovvero “chiagne e fotti”. La presunta vittima parla dell’ennesimo attacco personale che poi è un attacco “al primo partito italiano” (non vi ricorda un po’ il “sono stato scelto dal popolo” dell’Unto del Signore?), parla dell’anticomunismo, fa finta di essere completamente scollegato da Consorte, dall’Unipol e dalle cooperative, ammette (bontà sua) che esiste “un problema” per la “trasparenza del nostro sistema finanziario”. Si è già scordato di tal De Bustis, suo grande sostenitore nella campagna elettorale in quel di Gallipoli, già amministratore delegato della famigerata “ Banca 121” di Lecce, quella che ha gabbato i risparmiatori con prodotti truffa tipo “For you”, misteriosamente passato a dirigere il Monte dei Paschi di Siena che ha assorbito l’istituto pugliese (e voglio vedere se anche qui i DS, che sono ufficialmente nel consiglio di amministrazione del MPS, non c’entrano niente ).
Monte dei Paschi che avrebbe dovuto finanziare proprio la scalate di Consorte e della sua Unipol alla BNL (strani giochi, in cui l’ente più piccolo si mangia un istituto varie volte più grande). Ma soprattutto si è scordato di come venne fatta la privatizzazione Telecom, una manovra davvero ai limiti della truffa, che vide coinvolti Colaninno e Gnutti (per la serie: a volte ritornano). Oppure (ma queste sono quisquilie tipo la barca a vela) non si ricorda che a finanziare la prestigiosa (si fa per dire) pubblicazione “Italianieuropei” che condivide con Giuliano Amato (cioè gli ultimi due capi di governo del centrosinistra ,1998-2001) c’è Tronchetti Provera che si è preso la stessa Telecom, dopo avere opportunamente affondato il terzo polo televisivo e Cecchi Gori (la bruttissima storia de “LaSette”). Si è scordato insomma tutte le cose più importanti, ma forse presto dovrà parlarne a qualche pubblico ministero. D’Alema ritrova la sua proverbiale alla domanda sulla questione morale per i DS. Risposta: “Non scherziamo. Nessuno deve permettersi di sollevare dubbi sul nostro partito”.
Ma quali dubbi? Il PDS ha partecipato direttamente e indirettamente all’orgia affaristica degli ultimi dieci anni, ha candidato vecchi tangentisti, socialisti riciclati (ultimo in ordine di tempo Bobo Craxi) e siciliani in odore di mafia.
Per questo, e di tutto cuore, auguriamo a D’Alema e compagnia un 2006 giudiziario, perché la maggior parte degli elettori di sinistra (il centro lo lascio ai compagnucci della parrocchietta, ai difensori di Ruini amico di Fazio amico di Cossiga amico di Ratzinger amico degli amici, compreso Albertosordi Rutelli, detto “pane e cicoria”) non si merita questa classe dirigente senza valori e senza valore.
Auguriamo a tanti colleghi giornalisti un oscuramento personale, una sparizione proporzionale a quella da loro operata ai danni della verità in primo luogo, e poi dello spirito critico e del coraggio (ma in fin dei conti ha detto bene D’Alema : “siamo tutti sulla stessa barca”). Infine auguriamo ai lettori un 2006 rivoluzionario, nel senso migliore del termine, perché se siete arrivati a leggere queste righe probabilmente siete fra quelli che non si sono divertiti nel corso del 2005 e degli ultimi quattro anni. Un capodanno col botto, appunto, di quelli che poi restano nella memoria.
Cesare Sangalli