Il Fatto del mese

Postato da Cesare Sangalli • 

La Banca Rasini, ovvero: Berlusconi si nasce, mafiosi si diventa (e gentiluomini del Vaticano)


Ora che Berlusconi è stato definitivamente sdoganato dall’establishment italiano ed europeo, in attesa della Grande Coalizione prossima ventura, che in fin dei conti è il modello che ci governa dal 1995 (governo Dini), andare nel passato e fare un po’ di memoria diventa un’operazione dirompente, con risvolti stupefacenti anche per chi scrive. Abbiamo assistito ad un’impressionante ondata di legittimazione dell’ex Cavaliere da parte di antichi avversari (o presunti tali): da Scalfari (“fra Di Maio e Berlusconi, scelgo Berlusconi”) a Bill Emmott dell’ “Economist” (“Berlusconi può essere utile a salvare l’Italia dai populismi”), da Bersani (“lo rispetto”, ha detto a Bianca Berlinguer, forse memore della sfortuna dello slogan “smacchiamo il giaguaro” di cinque anni fa) alla più clamorosa di tutte le legittimazioni, quella di“Le Monde” (il “prestigioso Le Monde”, si diceva con un filo di ironia), che ha addirittura chiesto scusa rispetto alle accuse di mafia

W l'Italia ... fra memoria e attualità ...

Postato da Cesare Sangalli • 

Strange days

A fari spenti verso il caos. Questa è la sintesi della campagna elettorale, a due settimane dal voto. O meglio, questa è la sintesi di quello che ci hanno raccontato i media, almeno fino ai fatti di Macerata. Perché poi un tema si è andato imponendo: il tema del fascismo (e del razzismo) e dall’antifascismo (e antirazzismo). Il giochino dell’establishment era fin troppo chiaro: ci sono i “populisti”, termine abusato, nuovo cliché che vorrebberoimporre a tutti, e ci sono i “moderati”, argine ai populisti. Tradotto, ci sono Renzi e Berlusconi che devono rinnovare la classica alleanza o non belligeranza fra loro; poi si può chiamare “Grosse Koalition”, o “larghe intese”, per nobilitarla; oppure “inciucio”, ma pure “nuovo patto del Nazareno”, che è un po’ la versione 2.0 della “Bicamerale” D’Alema-Berlusconi di vent’anni fa.

Libri

Postato da Cesare Sangalli • 

La resistenza della differenza
(tra liberazione e dominio)

Per resistere al potere di oggi, che è “inclusivo, strisciante, subdolo, biopolitico”, soprattutto per le donne, (come dice Laura Marchetti, nell’introduzione), occorre una strategia di resistenza, la “resistenza della differenza” che “disimpara la guerra ma riprende il conflitto”. E’ una resistenza che parte dalla propria esistenza individuale, per farsi poi storia condivisa, e quindi, possibilmente, Storia (proprio nel mondo della “fine della Storia”). La stessa copertina del nuovo libro di Irene Strazzeri (vedi anche “Post Patriarcato” in rubrica) ci annuncia una donna/madre guerriera, con uno sguardo “dritto e aperto sul futuro”, direbbe il cantautore Pierangelo Bertoli, quindi “a muso duro”.

 

Femminile Plurale

Postato da Asia McCurry • 

What do we stand for anymore? (In che cosa crediamo ancora?)

E’ una tiepida sera di primavera nel Golfo Persico e il tempo scorre indifferente nellaricchissima capitale di una petro-monarchia islamica. Senza ormai rendercene più conto, assecondiamo con acquiescenzail ritmo placido di una vita pasciuta esicura, eterodiretta da inavvicinabili autocrati illuminati. Siamo in macchina, in perfetto orario per una cena importante, tragiornalisti, ambasciatori di grandi Paesi, signore dei salotti, consulenti dagli stipendi d’oro, qualche ministro. Il rosso al semaforo dura più a lungo del solito, il sole sospeso sull’orizzontedavanti a noi accompagna una chiusura di giornata armoniosa e calda, difficile non sentire dentrola sensazione rassicurante di questa routinecomoda, confortevole, senza apparenti contrasti, senza conflitti, senza imprevisti.Unacquario ben congegnato, ha osservato un amico di passaggio. Finché non incontri il disagio.